"Guardare questi paesaggi meravigliosi, colline, alberi e cielo sembra che si tocchino. Sento la mia anima espandersi come se potesse respirarli, e respirandoli diventasse tutt'uno con l'infinito ... !!!"

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Gole di Tiberio

Particolari formazioni rocciose create dal lavoro incessante di scavo di torrenti, cascate e affluenti lungo il Fiume Pollina. Le Gole si trovano nel Parco delle Madonie, nel territorio di San Mauro Castelverde. Ricche di fascino e di mistero, la loro naturalezza è preservata anche dalle leggende locali. Sono affioramenti di calcarei mesozoici, modellati dall'erosione fluviale. Visitando le Gole si torna indietro di milioni di anni, all'epoca in cui, alla fine del Triassico, dal grande (e unico oceano blu) si sollevarono quelle masse che formarono le alpi, gli appennini e i Flysh Numidici, sparsi sulle Madonie e sui Nebrodi. .... E' suggestivo pensare che queste monumentali rocce, che si ergono maestose sopra di noi, .... sono in realtà .... abissi marini ! ! ! ! La vegetazione è quella tipica dei corsi d'acqua.

Le parole non rendono giustizia alla bellezza del posto. E allora, zaino in spalla e verificate di persona quanto vi ho detto. DIVERTITEVI ! ! ! !

 

Raggiungere le Gole è molto semplice.

 

Come raggiungere le Gole di Tiberio (San Mauro Castelverde - PA):

Sulla A20, uscire allo svincolo Pollina - Castelbuono. Proseguite sulla SS 113, in direzione Messina. 2 km dopo Finale, girate a destra  sulla S.P. 52 x San Mauro Castelverde. Proseguite fino al bivio x Borrello. Qui procedete sulla S.P. 60 x Gangi, e arriverete al centro abitato di Tiberio. Da qui inizia una strada sterrata che conduce alla scalinata che scende sino alle gole. Scendete e ... attenti ai misteriosi frequentatori delle gole, ... passati e presenti ... ! ! !  

 

Piano Sempria - Piano Pomo

E' una piacevole passeggiata, che si può effettuare sia a piedi, che a cavallo. In inverno quando è caduta abbondante la neve, tutto si ricopre di magia. Vi consiglio in questa occasione più che mai di salire a cavallo e di percorrere questo tratto in sella. Non preoccupatevi se non siete esperti cavallerizzi, ve la caverete benissimo e soprattutto avete delle eccellenti guide, che riescono a condurre bene i loro cavalli. Da Piano Sempria inizia la nostra cavalcata (o passeggiata). In breve tempo incontriamo i resti di un vecchio pagghiaro, molto suggestivo quando il luogo è avvolto dalla nebbia. Poco più avanti ecco Piano Pomo, uno dei luoghi di maggior interesse botanico delle Madonie. Qui si trova una macchia di agrifogli, tra i più antichi d'Europa. Alcuni di essi hanno più di 300 anni e sono dei veri e propri alberi, che formano un vero e proprio boschetto. Entrate all'interno di questo piccolo santuario, vi sembrerà di essere in un bosco fatato, quasi che elfi e gnomi possano saltar fuori all'improvviso a darvi il benvenuto. Al rientro vi consiglio una sosta al rifugio, caldo e accogliente. Scaldatevi con una buona cioccolata calda o con un buon ponch e poi avviatevi per il rientro, oppure conclude in bellezza la giornata con una visita a Castelbuono.

 

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Area Protetta Bosco della Ficuzza

(inserito 08.03.2010)

Il Bosco della Ficuzza è una delle più grandi ed importanti riserve dell'Italia Meridionale. Si estende per quasi 8000 ha, ricadenti nei comuni di Marineo, Ficuzza, Corleone, Monreale e Mezzojuso. La Riserva deve la sua origine a Ferdinando III di Borbone, che  ivi si trasferì in seguito alla rivoluzione Partenopea e vi soggiornò dal 1810 al 1812, trasformando la Casina di caccia, in vera e propria residenza reale.

    La casina è oggi visitabile dopo i restauri ultimati nel 2009. Purtroppo degli arredi originari non è rimasto nulla e dell'antica magnificenza è possibile osservare solo gli affreschi della stanza del re, che rendono l'idea dell'antico splendore. Sul piazzale esterno a sinistra si trovano le scuderie, oggi sede degli uffici della forestale, alle spalle del Palazzo un piccolo giardino, momentaneamente non visitabile. Nella zona antistante la Casina di Caccia, hanno sede gli uffici della LIPU, dove trovano rifugio volatili in difficoltà, in attesa di essere reintrodotti nel loro ambiente naturale, e rapaci irrecuperabili che diventano degli amici inseparabili e vere e proprie mascotte del centro, come il Gufo Ciccio, che con i suoi 29 anni d'età, di cui 14 trascorsi nel centro, è il re e la mascotte della struttura.

 

   

 

Il bosco che circonda Ficuzza e la Rocca Busambra, che incombe su di esso, dona al luogo un'atmosfera surreale. La Riserva Naturale Orientata di Ficuzza è interessante sia per la varietà di ambienti che per la biodiversità presenti nella zona. Si possono effettuare escursioni in trekking o mountain bike al Gorgo del Drago (raggiungibile da Godrano), all'Alpe Ramosa, all'Acqua Ammucciata, al Pulpito del Re, e numerosi altri tutti da scoprire. Alcuni sono Sentieri Italia del CAI, basta seguire la segnaletica rossa e bianca.

    L'escursione di maggior interesse resta sicuramente l'ascesa a Rocca Busambra, la parete di roccia calcarea che fa da sfondo al bosco di Ficuzza. Molto impegnativa,  si sconsiglia di effettuarla da soli, ma in gruppo e con l'accompagnamento di guide esperte. L'ascesa richiederà circa otto ore di cammino, ma i panorami mozzafiato e la sfida con se stessi ripagheranno ampiamente dell'impegno elargito.             (M.Virgillito)

 

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Caccamo

La città di Caccamo si trova a 48 km da Palermo. E' un'esperienza straordinaria scoprirne il centro storico passeggiando per le  sue viuzze medievali, veri tesori di cui non si sospetta l'esistenza. Tutta la città ruota intorno al Castello, ai piedi del quale è sorto il primo nucleo urbano della città, nel quartiere Terravecchia.

Caccamo, il cui nome deriverebbe da Kaccabe (la mitica Cartagine siciliana), a testimonianza della propria origine cartaginese, nel 1643 ricevette da Don Giovanni Alfonso Henriquez de Cabrera, signore di Caccamo e Modica, la nomina al rango di città e lo stemma con testa equina (simbolo di Cartagine) e triskelon (le tre gambe ornate da una testa che rappresentano la Sicilia). Le origini cartaginesi si perdono nella leggenda. Sino ad oggi gli studiosi sono riusciti a risalire solo sino all'epoca araba, come testimonia anche una finestra di stile moresco situata nella facciata del castello.

Dalle sue stanze, dai suoi cortili, dalle scalinate ed i merli che lo incorniciano emana un fascino antico di fiabe ed intrighi amorosi che avvolge l'intero paese.

 

Dopo il primo cancello la suggestiva scalinata conduce ad un secondo cancello secentesco in ferro attraverso il quale si entra nella corte interna. Sulla prima rampa è inciso un bassorilievo raffigurante la giustizia (una mano che sorregge in equilibrio i piatti di una bilancia). Sotto è incisa una frase in latino tratta dal libro della Sapienza "Diligite Justitiam vos qui iudicatis Terram" D.I.V.Q.I.T. (amate la giustizia voi che giudicate in terra), monito ai giudici ad agire sempre nell'interesse e per amore di verità e giustizia. Dall'alto delle sue terrazze è possibile ammirare lo splendido panorama che si apre sul lago Rosamarina. Trattasi di un invaso artificiale realizzato intorno agli anni '30. Ultimato negli anni '70 ha completamente ricoperto il ponte saraceno. La gente del posto racconta ancora di come esso fu costruito da Manfredi III nell'unico punto non visibile dal castello per portare in gran segreto il grano in eccesso prodotto nel maniero, all'esterno sino al porto di Termini Imerese, da cui veniva imbarcato per essere venduto in tutto il Mediterraneo. Il lago, splendido in primavera, quando un giallo acceso lo ricopre, contrastando con il verde delle acque, verte oggi purtroppo in uno stato di grande abbandono. Necessiterebbe di un'operazione di rimboschimento (tracce evidenti di incendi segnano le sue sponde) e di pulizia (gru, frigoriferi abbandonati e rifiuti di grosse dimensioni sono visibili nell'area in questione). All'interno della cittadina le numerose chiese sono dei piccoli gioielli. Tra tutte spicca quella di San Benedetto alla Badia. Fondata nel 1615 dalle suore benedettine che vivevano nel vicino convento oggi scomparso (è rimasto solo il portale del chiostro ed un'arcata), l'interno è definito una "enciclopedia delle arti applicate" per via della qualità e quantità delle decorazioni che lo adornano, ma ciò che più colpisce è il pavimento in maiolica del XVIII secolo che raffigura una barca che avanza in un mare burrascoso. Il mare rappresenterebbe le forze avverse che la Chiesa (la barca) è costretta a fronteggiare per portare i suoi fedeli (i passeggeri) in salvo sull'isola (che simboleggia la salvezza eterna).

A destra accanto al castello, prima di iniziare  l'ascesa, un piccolo museo della civiltà contadina ricavato in un'antica abitazione scavata nella roccia. Realizzato in sole due stanze contiene una suggestiva cucina risalente ad oltre cento anni fa, decorata con Azulejos, le tipiche mattonelle spagnole. La caratteristica della loro colorazione deriva dall'aggiunta di piombo. Per renderle resistenti alle alte temperature venivano, infatti, arricchite con piombo e poi dipinte, questo materiale ha la caratteristica, una volta cotto, di neutralizzare tutti i colori (conferendogli sfumature biancastre) e di accentuare i toni del blu.*                                                                                                          (M. Virgillito)

 

*(notizie reperite sul luogo, e su: "Sikania" n.12, dicembre 1995; "Guida ai Castelli più belli di Sicilia" - di Sicilia e dintorni, a cura di Gianni Aglialoro)

 

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WebMaster Virgillito Maria.
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Ultimo aggiornamento: 22-11-10.