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Diario delle
escursioni

"... cercando di fare
parlare i fatti, di ricostruire atmosfere, di trasmettere in ciò che scrivevo la
realtà di quanto io stesso andavo scoprendo." (Enzo Biagi)
Fuoriprogramma

Natale 2009: Passeggiando per i vicoli di
Mineo.
Mineo è un
incantevole paesino situato nell'area del Calatino. Meno conosciuto rispetto
alla gemella Caltagirone, non è
per
questo meno affascinante soprattutto nel periodo natalizio. Ogni anno, da 1 4
anni a questa parte, nel periodo natalizio i compaesani allestiscono
riproduzioni del presepe sparse per i vari angoli della città. E' un'ottima
occasione sia per assaporare l'atmosfera natalizia, che per visitarne il centro
storico. Appena all'ingresso del paese poco oltre la porta d'accesso alla città
è situato un ufficio di informazione turistica. Fatto il biglietto (al modico
costo di 2,50 €) è possibile effettuare il giro dell'intero circuito che si
snoda per i vicoli di Mineo.
I Presepi in
esposizione sono 13, 10 in concorso e 3 fuori concorso (i vincitori delle
passate edizioni: 11°, 12° e 13°). Uno in particolare, il vincitore della scorsa
edizione è stato realizzato interamente in sughero, con i pastori fatti a mano
(tutti eccetto quelli della natività), per un totale di 3 mesi di lavoro (una
media di 15 ore al giorno di lavoro, per montare tutta l'intelaiatura in ferro,
ricoprirla poi con il sughero e rifinire il tutto con l'aggiunta del muschio).
Un'opera unica che lascia assolutamente senza fiato.
Anche le altre
opere in concorso non sono da meno. Ogni presepe ha una propria particolarità,
da quello con il Bambino Gesù che nasce in mezzo all'acqua (come se venisse
fuori da una cascata), a quello che oppone la Gerusalemme celeste a quella
terrena: da un lato angeli, santi e apostoli (rappresentati dalle 12 colonne del
tempio), dall'altro persone comuni intente ai lavori di tutti i giorni.
Una
particolarità presente per il secondo anno è il presepe in arte moderna
realizzato da un duo di studenti ispiratisi a De Chirico. Non scappate via se il
presepe che vi trovate dinnanzi non rispecchia i canoni della tradizione, ma
fermatevi a parlare con i due ragazzi. Scoprirete un simbolismo dimenticato,
ormai perso da tempo, dalle coppe che riversano l'acqua in primo piano, alla
piazza, anziché luogo di aggregazione, luogo di solitudine per una riflessione
sulla propria interiorità (come in De Chirico). I pastori sono rappresentati da
manichini stilizzati, il loro numero non è casuale, 4 in primo piano (il numero
della Terra), 3 sullo sfondo (il numero perfetto) per un totale di 7 (come i 7
peccati capitali, le 7 virtù teologali,....). Un altro presepe ripropone squarci
della Mineo ottocentesca, con la Chiesa di Sant'Agrippina ben riconoscibile
sullo sfondo della piazza principale. Sono tanti e non li ho menzionati tutti.
Quelli che non ho citato non sono meno interessanti, ma al contrario sono così
particolari che meritano di essere visti e descritti proprio per i loro
dettagli, per i piccoli squarci di mondo contadino ricostruito e per le persone
particolari con cui si ha l'occasione di intrattenersi.

Mentre si cammina, lungo
la strada si incontrano abitazioni, garage, cantine aperte in cui è possibile
assaggiare prodotti locali confezionati artigianalmente. La crema di liquore
fatta in casa (ha un sapore unico di latte e zucchero diversa da quella prodotta
per la grande distribuzione), i cavatieddi al sugo ... di coniglio (per chi
fosse vegetariano esistono valide alternative, basta farlo presente), la carne
arrostita sulla brace e non possono mancare i ravioli di ricotta, le frittelline,
e i cannoli di ricotta, ... buonissimi, ... si sciolgono in bocca.
Insomma è una
delizia per tutti i sensi, e non bisogna dimenticare che data l'occasione chiese
e musei inseriti all'interno del circuito sono aperti e visitabili. L'accesso
alla casa natale di Luigi Capuana è compreso nel biglietto d'ingresso, è
possibile visitare la biblioteca comunale al pian terreno e i locali al primo
piano che ospitano gli arredi provenienti dalla casa di Catania.
Quest'anno, a differenza delle passate edizioni, i presepi sono visitabili
l'intero mese di dicembre (eccezion fatta per l'arco temporale che va dal 27 al
31 dicembre, e il 1° gennaio). Personalmente vi consiglio un qualunque giorno
della settimana in cui potete gustarvi il paese come se fosse vostro, fermarvi a
parlare con la gente che incontrerete per strada e scambiare opinioni, ascoltare
storie e offrire suggerimenti, anche se è doveroso precisare che nei giorni di
Natale, Santo Stefano e per l'Epifania chi si reca in visita potrà prendere
parte alle votazioni
per il presepe vincitore della presente edizione, oltre ad assistere alla
realizzazione lungo le vie di alcuni quadri animati e dell'intrattenimento
sonoro.
(Maria V.)
.jpg)
Il rito del Muzzuni: tra antico e moderno - Alcara (ME) 24
giugno 2008
Puntuale
come ogni anno ad Alcara Li Fusi si ripete la Festa del "Muzzuni", un rito antico di
secoli, anzi di millenni. Secondo G. Stazzone è la festa pagana più antica
d'Italia, dal grande e magico significato an tropologico.
Sino agli anni '70 la festa si svolgeva secondo antichi usi rimasti intatti
nella memoria e nel cuore degli abitanti di Alcara. La mattina era dedicata alla
cerimonia religiosa, il pomeriggio, rientrato il Santo, iniziava, in gran
segreto, la preparazione del Muzzuni. Antichi riti millenari in onore di
"Demetra" e "Kore", per ringraziare la prima di aver insegnato
agli uomini la coltivazione la terra, la seconda che garantiva il ritorno
delle stagioni. Venivano ricordati anche "Dioniso" (a cui era dedicata la contrada Bacco,
così chiamata per la ricchezza di vigne) ed "Adone", il dio del
Sole. Antichi riti inneggianti al ciclo "vita-morte-vita"
della natura, alla fertilità degli uomini e della terra. Un modo antico per
onorare la Dea e le divinità pagane. Adesso non è più la stessa cosa. Degli
antichi riti poco è rimasto sino ad oggi. Dopo un periodo in cui la celebrazione
del Muzzuni ha rischiato di estinguersi, qualcosa è giunto sino a noi. Oggi la
festa dura 3 giorni, dal 22 al 24 giugno, ed è organizzata secondo un rigido
programma. Non si interrompe più il lavoro dei campi per dedicare l'intera
giornata alla sua preparazione, e non si danza più intorno al Muzzuni sino
all'alba, ma diversi quartieri
preparano ancora il loro Muzzuni, facendo a gara per chi realizza il più bello,
tenendolo segreto sino all'ultimo, quando una delle ragazze, come un'antica
sacerdotessa, lo posiziona sull'altarino a lui dedicato.
La festa religiosa inizia il
pomeriggio, passata la calura estiva. Verso le 19.00 il Santo esce dalla
Chiesa Madre e la testa del Battista viene portata in processione per le vie
della città. Terminata la funzione religiosa inizia il "rito pagano". La sera
intorno alle 21.00 vengono ultimati gli altarini sui quali viene collocato il
Muzzuni preparato in precedenza. Il Muzzuni, una bottiglia dal collo mozzo (con
evidenti richiami al Battista) da cui fuoriescono spighe, garofani, lavanda e
rametti di rosmarino è decorato con foulard ed oggetti d'oro e diventa un chiaro
simbolo fallico offerto alla dea. La parte più importante e significativa
dell'allestimento sono i "lavureddi", grano seminato il giorno di Sant'Antonio
e fatto crescere al buio per assumere il caratteristico color oro. Richiama alla
mente i "Giardini di Adone", realizzati nell'antica Grecia in occasione
delle Adonie, simbolo della morte e rinascita del dio e, metaforicamente,
del ciclo della vita. Al Muzzuni si accompagna l'esposizione di oggetti
appartenuti al mondo contadino ed esibizioni di gruppi folkloristici che
ricordano gli antichi canti protratti sino all'alba, quando ci si scambiavano
"motti d'amore" o "di sdegno" attorno al Muzzuni, e si allacciavano amicizie
destinate a
durare
tutta un a
vita (il comparatico). Per la strada è possibile ascoltare ancora queste vecchie
nenie d'amore o d'amicizia.
Accanto alla festa "folkloristica" se
vi capita di parlare con qualcuno degli anziani potrete capire ciò che questa
rito era, ciò che ha rappresentato e che significa, tuttora, per loro. Glielo
leggerete scritto negli occhi, lo ascolterete nei loro racconti, nei motti
sussurrati con rispetto e venerazione, quasi col timore che orecchie indiscrete
possano udire e profanare qualcosa di sacro. Vi racconteranno
di canti e danze sino all'alba, quando sciamata la folla dei visitatori
restavano solo loro, gli abitanti di Alcara, come sacri numi tutelari di una magia antica
quanto il mondo: la
magia dell'amore, la magia della vita e di tutto ciò che è sacro sulla terra.
"Meryluna"
Alla scoperta dei Riti Pasquali: Enna - la
Processione del Venerdì Santo


21 Marzo 2008
Venerdì Santo, inizia il nostro viaggio alla scoperta dei riti Pasquali.
Incredibile a dirsi, ma sebbene cresciuta a pochi km da Enna non avevo mai
assistito alla Processione del Venerdì Santo. La cerimonia si divide in 2 parti:
di pomeriggio si assiste alla Processione, cui si aggregano via via tutte le
confraternite ennesi (delle 38 originarie ne sono rimaste solo 15), la sera si
svolge la solenne Processione in cui tutte le confraternite accompagnano la
Madre ed il Cristo Morto al Cimitero.
H: 16.00 Chiesa di S. Lorenzo: Confraternita della Passione.
E'
una delle più antiche, ed è la prima ad aprire la Processione pomeridiana. Prima di iniziare
vengono offerti biscotti e vino ai confrati ed ai presenti. Ore 16: si parte.
Strada facendo si uniscono le altre confraternite. Ognuna di esse si contraddistingue x il colore della mantella,
x l'emblema e x il posto che occupa nella Processione:
-
Confraternita della Passione:
si contraddistingue per la mantella rossa, ha il privilegio di portare i 25
Misteri della Passione,
scorta
l'Urna del Cristo Morto e sorregge il Baldacchino.
-
Confraternita del SS. Crocifisso
di Pergusa (è la più giovane, essendo nata nel 1973): scapolare bordeaux,
niente mantella e cappuccio a punta come quello spagnolo.
-
Confraternita di Maria SS. di
Valverde: scapolare verde, con essa rivive l'antica società segreta dei
cavalieri della Torre.
-
Confraternita del Sacramento:
mantella color latte bordata di rosso,
-
Confraternita Maria SS. delle
Grazie: mantella di colore rosa pallido.
-
Confraternita di S. Giuseppe:
mantella damascata di colore verde oliva, portano la Madonna in occasione della
"Paci ", e partecipano alla
cerimonia della "Spartenza" 7 giorni dopo.
-
Confraternita di Maria del Rosario:
scapolare color panna bordato di nero, è la prima congrega a compiere l'ora di
Adorazione.
-
Confraternita di Maria SS
Addolorata: scapolare viola, con cuore trafitto da una spada, porta a spalla
il simulacro dell'Addolarata durante la Processione del Venerdì Santo. La statua
della Madonna, in cartapesta con capelli e denti veri donati da una devota alla
sua morte, viene preparata con grande cura e devozione prima dell'inizio della
Cerimonia.
-
Confraternita di Maria SS della
Visitazione: scapolare azzurro,
-
Confraternita del Sacro Cuore di
Gesù: mantella damascata rossa.
-
Confraternita dello Spirito Santo:
scapolare color amaranto, effige dello Spirito Santo e guanti verdi, partecipa
alla Cerimonia della Spartenza
la domenica dopo Pasqua.
-
Confraternita di Maria SS.
Immacolata: abitino celeste, riunisce le due confraternite dei Cordigeri e
di Sant'Orsola,
-
Confraternita delle Anime Sante
del Purgatorio (o della Buona Morte): mantella nera con una croce ed
un teschio, anticamente era costituita dai nobili che avevano il compito di
assistere i condannati a morte.
-
Confraternita di Maria SS. La
Nuova: mantella celeste, assisteva i malati di peste, per questo insignita
di diverse onorificenze.
-
Confraternita del SS. Salvatore:
fondata nel 1261 è la più antica della città. La mantella è gialla con una croce
rossa. Discendenti dei Cavalieri di Malta, furono proprio i loro predecessori a
portare dalla Terra Santa durante le Crociate, la Spina della Corona di Nostro
Signore, portata in processione sotto il Baldacchino. Accompagnano il Cristo
Morto al Cimitero e partecipano alla cerimonia della "Paci
" e della "Spartenza
".
Dal Duomo nel
tardo pomeriggio,
dopo
le 19, parte la solenne processione. Tutta la cerimonia è organizzata
come se fosse un corteo funebre, anche la banda suona
marce funebri, e l'atmosfera mesta è riempita di un silenzio insolito per le
celebrazioni religiose siciliane,
carico di parole e di
rispetto. I simulacri, posti su sostegni in legno, sono sorretti da centinaia di
portatori. Sembra di assistere
ad un ballo, quasi un valzer cadenzato dal suono della banda che li accompagna
in un'atmosfera mistica, quasi irreale. Giunti al
cimitero sotto l'arco dell'ex Chiesa dei Cappuccini i confrati sollevano la
visiera. E' questa un'antica usanza derivante dai moti carbonari ! Durante
il Risorgimento i patrioti si
infiltravano nella processione per giungere nella zona nobiliare, nella parte
alta della città. I
borbonici imposero, quindi, che il r itorno
dovesse avvenire a volto scoperto. Gli
unici che potevano svolgere sia l'andata che il ritorno a volto scoperto erano i Confrati del SS. Salvatore. I patrioti, infatti, non avevano bisogno di
confondersi tra le loro file, ... si nascondevano sotto
l'Urna del Cristo Morto ...
!!!
Giunti al cimitero
viene impartita la benedizione. La Processione si avvia verso la sua fase
conclusiva. Le confraternite si
posizionano nello stesso ordine dell'andata. Apre il
ritorno la confraternita della Passione,
chiudono la Confraternita del
SS. Salvatore e
dell'Addolorata che riportano i simulacri della Madre e del Figlio nelle
rispettive Chiese di appartenenza. Molto bella l'entrata in Duomo dei due simulacri. I
portatori devono eseguire delle manovre molto particolari per posizionare le vare
in modo da permetterne l'ingresso in Cattedrale. ...
La
processione si ripete inalterata da centinaia di anni, seconda nel mondo solo a
quella
di Siviglia. La
Processione fu s ospesa
solamente
durante il
'600 a causa dall'Inquisizione Spagnola, e durante la I e la II guerra mondiale.
Alcune delle confraternite
furono vietate dopo l'Unità d'Italia, ma furono ricostituite subito dopo. Se
siete da queste parti fermatevi a vederla, sembra che l'intera città sia stata concepita
per questa occasione. Per una settimana un'antica storia riprende vita tra
le strette e suggestive strade medievali del centro storico
di Enna. Un'emozione unica,
indescrivibile, l'unico modo per comprenderla è viverla ... !!!
(dopo una piacevole
chiacchierata con i confrati della Passione, dell'Addolorata e del SS. Salvatore
- by Meryluna)

Agrigento tra gli Archi di Pane e le Macalube - Diario di un'escursione
Pasquetta ore 8.30 del mattino, ... ce l'abbiamo fatta, tra sbadigli e sveglie
rotte siamo tutti in macchina pronti a partire. Un po' indecisi sulla
meta partiamo alla volta di
San Biagio Platani. C'è parecchia strada da Catania,
almeno 190 km, e superato un breve tratto d'autostrada si procede su statali e
provinciali. ... Non arriveremo più, pensiamo, ma ci proviamo, male che
vada ci fermeremo prima. Mai avremmo immaginato che giornata avremmo vissuto.
1° tratto tutto ok, lasciamo la Catania Palermo e proseguiamo per Caltanissetta.
Ci trae in inganno il cartello "Gela - Agrigento" e sbagliamo strada. La
deviazione ci permette di costeggiare una riserva di cui ignoravamo l'esistenza.
Il ruscello
fiancheggia la strada che stiamo
percorrendo. Sarà la meta di un prossimo viaggio. Torniamo a CL e incontriamo una
coppia gentilissima, che ci fornisce le indicazioni necessarie per raggiungere San Biagio,
... e augurandoci buona fortuna (c'è parecchia strada....) ci accompagnano sino
all'imbocco della SS 640. Il loro incoraggiamento ci lascia perplessi, ... non saremo stati un po' azzardati? Riusciremo ad arrivarci, o è
troppo per una sola giornata di viaggio? Decidiamo comunque di proseguire, ci ha incuriosito il racconto degli Archi di Pane, abbiamo visto
un documentario in TV e vogliamo saperne di più. Pare che la città venga decorata
con il pane, lavorato in tutte le forme e in tutte le dimensioni, fino a
costruire delle ardite opere architettoniche, sarà vero, o sono le solite
esagerazioni? Continuiamo la strada. Sono ormai le 11 e la levataccia ci ha
messo appetito.
Il panorama è incantevole. Dovunque giriamo lo sguardo ci sono
campi di grano e colline verdeggianti. La primavera è il periodo migliore
per muoversi in Sicilia, è tutto un gioco di colori. Il verde dei prati si
alterna alle macchie colorate dei cespugli e dei fiori, non resistiamo al
richiamo. Trovato uno spiazzo posteggiamo l'auto e scendiamo. Consumiamo un
panino sdraiati sull'erba, il vento tra i capelli e il sole che ci accarezza le
guance. 1 costone roccioso di fronte a noi completa il panorama. Godiamo a pieno
di questi momenti di incanto, sembra che il mondo si sia fermato e che non
esista più niente all'infuori di noi. L'odore dell'erba nelle narici è forte e
penetrante. Ci guardiamo ancora una volta intorno e risaliamo in macchina,
... la nostra cucciola abbaia festosa. Ancora mezz'ora e siamo arrivati.
Posteggiamo la macchina e scendiamo. Una graziosa stradina lastricata a ciottoli
ci accoglie con calore e simpatia. Ci avviamo verso il centro del paese e di
fronte a noi si ergono, maestosi, gli
Archi di Pasqua. La loro fama è
assolutamente meritata. E' un tripudio di gioia e festa per gli occhi ed il
cuore. Le spighe, i chicchi di grano, i pani colorati, ... tutto mette
allegria. Per Pasqua gli abitanti costruiscono gli archi con il pane,
intrecciando canne di bambù, fiori, foglie e tutto quanto offre la terra. Una
festa della fertilità, per festeggiare il ritorno della bella stagione sulla
terra e per propiziare la prosperità dei campi. Tutta la via principale è
adornata, i due ingressi sono decorati con maestosi archi che ricordano la
facciata di una cattedrale gotica, sormontata da cupole arabeggianti. La sera
ci sarà festa. Si accenderanno tenue luci sui candelieri fatti di chicchi di
grano e pasta, e tutto odorerà di un'atmosfera ammaliante e suggestiva. Ma non
abbiamo tempo per restare. Dobbiamo tornare, ma è ancora presto, c'è tempo per un'altra sosta. Torniamo indietro e raggiungiamo
Aragona. Un'indicazione
colpisce la nostra attenzione: Macalube, siamo li a due passi, che stiamo aspettando? E girata la macchina
proseguiamo per il
Deserto delle Macalube. Arrivati sul posto
siamo accolti dal rumore del
vento. Un rombo sordo che riecheggia nelle nostre orecchie, accompagnato dai
boati della terra. Le Macalube (dall'arabo maq-lube, ribaltamenti) sono dei
piccoli conetti formati da fango e acqua spinti in superficie dalla pressione di
una vena di metano situata a 3-6 km di profondità. Continuiamo a camminare,
entriamo nella riserva e finalmente le vediamo. Che impressione. Pozze di fango
e acqua, coni vulcanici che niente hanno a che vedere con il vulcanesimo e sotto
di noi il gorgogliare della terra. Non non c'è odore di zolfo nell'aria, e il
fango è freddo. Sembra strano, somiglia a quello di Vulcano, ma il fenomeno che
li origina è completamento diverso. Sulla nostra destra una parte della riserva
presenta il terreno spaccato e "raggrinzito". Ci spiegano i custodi,
nonché
proprietari del luogo, che ha già iniziato a ribaltarsi. Quando tutta la zona si
ribalta assume quella forma, la terra inizia a gonfiarsi e scaglia in alto getti
di acqua e fango sino a 40-50 metri di altezza. Di solito il fenomeno si
verifica di notte ogni 7 anni. L'ultimo è avvenuto nel 2005.
Racconta la leggenda: "... qui un tempo sorgeva il villaggio di Cartagine. Una notte durante una
cerimonia religiosa alcuni fedeli portarono in processione un cane. Ciò offese la
divinità che fece rigurgitare fango e acqua alla terra, seppellendo il
villaggio. Ogni 7 anni a mezzanotte il villaggio riappare li dove ci sono gli
"Occhi delle Macalube" ed è possibile fare acquisti tra le bancarelle
in mezzo agli
abitanti in festa. I forestieri vedranno tramutarsi in oro tutto ciò che
hanno acquistato, ma se si volteranno indietro per dare un ultimo sguardo al villaggio
questo scomparirà e al suo posto riappariranno le Macalube ... "
"I
Fantastici Quattro"

Modica: Eurococholate 2007
17 Marzo 2007: Notte Bianca all'Eurochocolate. Quest'anno ci siamo anche noi !!!! ....
Finalmente, .... ogni anno saltiamo l'appuntamento, ma
stavolta ce l'abbiamo
fatta !!!!! ... Arriviamo in mattinata e ci sistemiamo in un B&B a Modica Alta. Giriamo
un po' per i vicoli deserti (sono tutti impegnati con i preparativi della festa
a Modica Bassa), poi decidiamo di fare un salto a
Donnalucata,
dove si sta svolgendo la Sagra della Seppia e la Cavalcata di San
Giuseppe. Assistiamo alla sfilata e assaggiamo alcune delle specialità locali,
... valeva la pena di fare questa piccola deviazione... Tornati a
Modica ci
prepariamo per la sera. La città appare completamente trasformata. Bancarelle,
stand, guide, assaggi, i ragazzi dell'artistico che realizzano
piccoli capolavori scultorei di cioccolata, gruppi rock e televisioni locali che
animano la serata. Ne approfittiamo per girare tra i vicoli e le stradine meno
frequentate. La città ha tutto un altro aspetto di notte alla luce dei lampioni.
Sembra di tornare indietro nei secoli ... Ci affacciamo ad un balcone ed
assistiamo allo spettacolo offerto da Modica di notte. Sono già le 4 e dobbiamo
ancora rientrare, rigorosamente a piedi, al nostro B&B. Meglio sbrigarsi, domani
ci aspetta la splendida Cattedrale di San Giorgio e non vogliamo rimandare
l'appuntamento.... Buona Notte
.... ! ! !
p.s. non fatevi ingannare dalle distanze e non scoraggiatevi se vi vien detto
che c'è parecchia distanza tra Modica Alta e Modica Bassa. In realtà è una
passeggiata di un quarto d'ora e vale la pena tuffarsi tra i suoi vicoli
illuminati ed assaporare al meglio la magica atmosfera di questa città incantata
...
"Meryluna"

25/07/1988 - Etna:
un mondo incanto
"Vivo a Catania da
sempre. Le gite sull'Etna fanno parte del nostro patrimonio familiare. La neve,
le corse in mezzo agli alberi, le more raccolte sui muretti accanto al monastero
(... quando ancora ne crescevano!). Per me l'Etna era questo, quasi una di famiglia. 1 anno 1 viaggio scolastico sulle Dolomiti mi fece scoprire
la montagna. Arrampicarsi come stambecchi su sentieri che consentivano a stento
il passaggio di una persona, godere della pioggia sul viso e dell'odore di terra
bagnata, lo scroscio di una cascata proveniente da un punto non bene
identificato e finalmente raggiungere la meta. Si partiva all'alba, si
rientrava nel primo pomeriggio, 7 giorni incantati. Peccato, pensavo, che da
noi non ci sia nulla di simile. Un giorno mi arriva una telefonata. Le stesse
persone con cui ero stata sulle Dolomiti mi invitano a vedere l'alba sull'Etna. Ok, dico, non sarà la stessa cosa, penso, ma mi mancava il cielo stellato
della montagna e avevo voglia di rivederlo. Che sorprese poteva mai offrirmi
l'Etna su cui salivo da sempre? E così una sera di luglio ci si incontra al
Sapienza. Siamo partiti dopo la mezzanotte guidati da un signore dall'età
indecifrabile conoscitore delle montagne di tutta l'Italia (e non è
1'esagerazione). Percorriamo il vecchio sentiero dei gipponi. Arriviamo a
Torre del Filosofo dopo 3 ore di cammino. Avevamo lasciato 40° e c'era un freddo,
a 3000 metri, inimmaginabile per una calda sera d'estate. Un plaid sotto la
schiena, una coperta addosso e ci siamo addormentati su uno spuntone di roccia
sotto la volta stellata più bella che io abbia mai visto. Le stelle erano
tantissime a grappoli, sembravano così vicine che bastasse allungare
una mano per raccoglierle. Cullati dal vento in quella notte
senza luna ci siamo addormentati quasi subito. L'indomani all'alba, dopo aver
assistito al sorgere del sole, ci preparavamo per scendere. Quale fu il nostro stupore quando il nostro capogruppo invece di farci tornare indietro da dove
eravamo venuti ci fece scendere dalla piattaforma rocciosa su cui avevamo
dormito. Ci disse di "saltare", letteralmente, dentro la Valle del Bove. E qui iniziò la nostra avventura. Cosa poteva mai esserci la dentro, solo lava, pensavo, e non sapevo quanto mi sbagliavo. La
discesa fu particolarmente divertente. Il terreno costituito da quel pietrisco
lavico sottilissimo e particolarmente scivoloso sembrava difficile da percorrere. 1 passo avanti e 3 indietro, invece una volta fatta
l'abitudine insieme agli altri ragazzi abbiamo risalito e ridisceso
l'avvallamento un paio di volte per aiutare chi era rimasto più indietro, e
siccome nessuno aveva bisogno di aiuto, cominciammo a prenderci gusto a salire e
scendere a velocità sempre più alta. Continuammo a
camminare dentro la Valle del Bove. Ne avevo sempre sentito parlare, ma non
l'avevo mai vista, immaginavo fosse un enorme pentolone che raccoglieva
lava in ebollizione, un luogo assolutamente pericoloso in cui era impossibile
addentrarsi. E invece mi ritrovo davanti aree dalla vegetazione rigogliosa,
camminiamo in mezzo all'erba, c'è perfino una costruzione. Vengo a sapere
poi che si tratta del Rifugio Menza. Troviamo un ricovero per
animali con una
piccola pozza d'acqua. Ci viene sconsigliato di bere. Poco più avanti un
bosco. E' il Vallone dei Faggi. Un luogo incantevole. Trovo un albero che
sembrava fatto apposta per me. Le radici avevano scavato un avvallamento nel
terreno a forma di amaca. Mi sono sdraiata tra le sue radici, e per la prima
volta in vita mia, mi sono sentita veramente protetta. Il fruscio degli alberi
sopra di me, l'odore dell'acqua e i profumi dell'estate non facevano sentire né
caldo, né alcuna forma di stanchezza. Eravamo in un luogo incantato. Nessuno
voleva andar via. A malincuore ci siamo rimessi in cammino, diretti verso l'Acquarocca
e verso la fine della nostra avventura. Quando mi sono ritirata a casa quella
mattina, non camminavo, volavo. La mia testa, il mio cuore erano rimasti in
quei luoghi. Sentivo ancora il rumore del vento ed ero ancora sdraiata tra le
grosse radici del faggio. Quell'Etna che credevo di conoscere da sempre mi era,
invece, assolutamente
sconosciuta. Sono passati quasi 20 anni da allora e ancora oggi ogni volta che
salgo lassù scopro sentieri nuovi e grotte, paesaggi e luoghi mai
visti prima"...
"M. L. Trovato"

Un'oasi incantata: la
Riserva di Fiumefreddo - Estate 2007
Una luogo fantastico. Mare, sole ed un piccolo ruscello personale, questo è
Fiumefreddo di Sicilia. Una lunga spiaggia di ciottoli lambita dal mare frequentata da
centinaia di persone, il tutto incastonato in un fresco
boschetto. Mai come quest'anno avevo visto il
fiume tagliare la spiaggia e stravolgerne completamente il paesaggio. E' bello
vedere i bambini giocare in
quelle fredde acque, e lasciarsi trasportare dalla corrente sino al mare.
Se ci si inoltra un po' verso l'interno si abbandona la confusione della
spiaggia e si giunge in un luogo tanto fantastico quanto irreale. Sembra un'oasi
nel deserto, uno di quei luoghi visti nei film. Si intravede il fiume in
mezzo alla vegetazione circondato da papiri, canne e ortiche selvatiche (occhio
a non pungervi, farà anche bene ai reumatismi, ma sono particolarmente urticanti
... ). Sensazioni differenti si affollano alla mente, è come se due mondi
diversi entrassero in contatto, l'odore del mare si miscela con quello del fiume
... e si inizia a sognare ... Se non ci siete mai stati vi consiglio di
farci una capatina. Se ci siete già stati potete tornarci ancora una volta e
guardare un luogo conosciuto come se non l'aveste mai visto prima. Ne vale la
pena!!
"I Fantastici 4"

I Laghetti di Marinello - Settembre 2007
Nel 2007 è stata istituita una nuova riserva quella dei laghetti di Marinello in
provincia di Messina. Grazie a questa iniziativa la località ha riacquistato la
sua naturalità ed è possibile trovare un'oasi di pace e silenzio di rara e
selvaggia bellezza a due passi dalla città. I laghetti di Marinello sono quelle
splendide oasi blu che è possibile ammirare dall'alto di Tindari, dal piazzale
antistante il Santuario. Raggiungerli non è difficile, basta seguire la
segnaletica per Oliveri. Se avete un po' di pazienza e spirito di osservazione
potete soffermarvi a guardare simpatici volatili che si cimentano in ardite
esibizioni sull'acqua, o ammirare i riflessi del sole sulla superficie
increspata, sentendovi come se foste gli unici esseri al mondo a percorrere
questi lidi. Poche centinaia di metri oltre l'inizio della riserva si apre una
piccola baia naturale di assoluta bellezza. Non soffia il vento e un soffice
tepore vi scalderà, mentre le colorazioni azzurre-bluastre dell'acqua saranno
così invitanti da rendere impossibile resistere alla tentazione di un bagno. Non
si sentono rumori il vento li porta lontani e sarà lui il solo a parlarvi in
questa mattinata incantata. ...
"Tuscany"

Per l'Epifania
anche noi, come i Re Magi, ci siamo recati a visitare la Grotta in cui è nato il
Bambino Gesù, o meglio, una delle sue ricostruzioni, quella di Custonaci. Alle
pendici del Monte Cofano si apre la Grotta Scurati (o Mangiapane, dal nome della
famiglia che la abitò sino alla metà del secolo scorso e che costruì il Baglio
antistante). L'ambientazione è magica e la ricostruzione ancora di più. Sembra
di fare un viaggio nel tempo. Gli oggetti, i manufatti, le case del XIX secolo
riprendono vita. Antichi suoni, odori e sapori si diffondono nell'aria e gli
abitanti ricreano un'atmosfera magica e dimenticata, coinvolgendo nei loro ruoli
anche gli spettatori.
La nostra visita
non finisce qui. La provincia di Trapani è affascinante e offre numerosi spunti
ai curiosi viaggiatori. E' d'obbligo una visita alle Saline e al Museo del Sale
a Trapani. Il giro in barca sino all'Isola di Mozia offre ottimi spunti agli
appassionati di fotografia, e se la stagione lo permette, è possibile visitare
tutte le Isole dello Stagnone e la Strada Sommersa. Sulla via del ritorno Erice
fa l'occhiolino dall'alto della montagna.
E' ormai sera
quando rientriamo soddisfatti al nostro B&B. Ci attende la Signora Rosetta, dolcissima e preparata,
nostra consulente escursionistica e fonte di prezioso materiale. Si respira una
calda atmosfera natalizia. Una cena improvvisata con pane e panelle, sfinci e
cannoli di ricotta incornicia questo piacevole e atteso momento di relax.
Domenica mattina
il vento si è calmato, la giornata è ideale per un'escursione alla Riserva dello
Zingaro. Incantevole il panorama. E' il periodo migliore per godere la natura
selvaggia del luogo. Una capatina alla Grotta preistorica dell'Uzzo e una visita
alle cale di San Vito Lo Capo pongono fine a questi tre giorni incantevoli di
relax fuori dal mondo. "Meryluna"

Si è conclusa da poco l'XI edizione
del Festival del Cous-Cous a San Vito Lo Capo. Penso sia doveroso menzionarlo,
perché a
dispetto
del
nome,
non si tratta solo di una manifestazione culinaria, volta ad esaltare le
tradizioni enogastronomiche locali, ma è soprattutto un festival di cultura
internazionale. Artisti provenienti da diversi paesi si sono incontrati nei vari
stand per dare prova della loro abilità, ma soprattutto si sono incontrati sul
palco, animando per un intero fine settimana, le serate con spettacoli di
elevato livello artistico e culturale. Culture maghrebina, senegalese, italiana,
siciliana, cubana hanno dato vita a momenti di vera poesia, seguiti con
attenzione e passione dal pubblico presente. Vi consiglio il prossimo anno di
prendere parte alla "Sagra del Cous-Cous" (così viene chiamato usando un termine
molto riduttivo) a San Vito. Si respira un'atmosfera da bazar orientale in cui
ciascun essere umano può arricchirsi delle esperienze portate da culture e mondi
così diversi, ma in fin dei conti, neanche troppo lontani tra di loro.
  

Un'escursione fuori porta: Scalinata
dei Turchi e la la Riserva Foce del Fiume Platani
1° maggio 2008, l'occasione per
un'escursione fuori porta, ... Ci siam lasciati prendere la mano, ed eccoci giunti
nell'agrigentino. La giornata di sole, il venticello lieve
invogliano ad una gita sul mare, scendiamo in spiaggia, e ci "arrampichiamo"
sulla famosa Scalinata dei Turchi.
Il nome deriva da Scaleo,
porto. Questo luogo era infatti un'importante stazione commerciale saracena, da
cui i "pirati" partivano per le loro leggendarie incursioni. In lontananza
Capo Rossello e gli "Scogghi du zitu e da zita", ... che sembrano
toccarsi, con la loro romantica e triste leggenda.
Nel pomeriggio non può mancare una
passeggiata immersi nella lussureggiante natura della Riserva Naturale "Foce
del Fiume Platani". L'ingresso da Borgo Bonsignore, in località Ribera,
permette di raggiungere agevolmente la spiaggia e la foce del fiume e di vedere
in lontananza il promontorio di Capo Bianco, con le sue suggestive
vedute.
Siamo ancora in tempo per visitare
l'area archeologica di Eraclea Minoa (l'ingresso chiude un'ora prima del
tramonto). La città costruita sulle rive del fiume Halicos (il Platani) è legata
alla leggendaria figura del re Minosee.
Si è fatta sera, il teatro chiude,
l'imbrunire ci avvolge.
Possiamo finalmente tornare a casa,
con negli occhi la bellezza dei luoghi visitati e nei polmoni gli odori della
campagna agrigentina e i profumi di questa magnifica primavera.
"Meryluna"

Passeggiando per i vicoli di
Catania - 27 giugno 2008
Vivo a Catania da più di 30 anni, amo girarla come se fossi una turista. Con un
paio di scarpe comode ai piedi ed una macchina fotografica mi avvio per i vicoli
di una città che nasconde mille misteri.
E' la volta di
Emilio Greco, artista
di fama internazionale, nato a Catania nel 1913, morto a Roma nel 1995, uno dei
più grandi scultori del '900, ... anzi da catanese lasciatemi dire: il più
grande scultore del '900. Mi inoltro nelle strade in cui è cresciuto e non una
targa, non un pensiero ricordano che qui nacque e visse un grande artista
contemporaneo nostro concittadino. Decido di visitare il Museo Emilio Greco, in
Piazza San Francesco d'Assisi, ma lo trovo chiuso. Per non sprecare la mattinata
decido di fare un salto alla
"Casa
Museo Vincenzo Bellini",
proprio di fronte. E' stata istituita nel luogo in cui Vincenzo Bellini nacque e
visse fino all'età di sedici anni. Lo scorso anno, tra marzo ed aprile, sono
venuta a scattare delle foto, ma era chiusa per restauri. Finalmente i restauri
sono finiti e posso visitarla di nuovo!
La prima volta che ci sono entrata è
stato nel lontano '94 o '95. Ricordo che mi ha colpito molto vedere quelle stanze
piene di cimeli di famiglia, di spartiti musicali "autografi" dello stesso
Bellini, di vetrinette e librerie piene di oggetti quotidiani, e la spinetta su
cui imparò a suonare, la maschera funeraria, corredata dal mistero che aleggia,
tuttora, intorno alla sua morte e le mura in nuda pietra. Sembrava che la casa
fosse viva e che parlasse del genio che vi aveva abitato e vissuto.
Entro oggi e mi trovo di fronte un
corridoio intonacato di fresco. Uno spesso strato di intonaco giallognolo ha
ricoperto la nuda pietra ed ha trasformato una casa ottocentesca in un
appartamentino moderno. Nelle stanze non più gli oggetti di tutti i giorni, gli
spartiti ed il mistero aleggiante intorno al musicista, ma quattro pianoforti ed
un ritratto del Bellini appeso all'ingresso. Che fine hanno fatto, mi chiedo,
gli oggetti che erano esposti qui dentro? In quale abitazione privata sono
finiti? Delle mura originarie è rimasta solo una parete a testimoniare ciò che
un tempo il luogo doveva essere.
Ormai il danno è stato fatto! Non è
la prima volta che succede! Da parte mia quando un museo o un
monumento viene chiuso per restauro mi domando quanto di quello che esisteva
in quel luogo ci sarà ancora al termine dei lavori !!!
"Simmy Pierotti"
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Visita al Treno Museo di Villarosa
(domenica 29 marzo
2009)
Nei pressi del centro abitato di Villarosa a 12km circa dall’uscita per Enna si
trova l’omonima stazione
ferroviaria presso la quale è stato allestito un Treno Museo della civiltà
contadina e mineraria, unico nel suo
genere. Il museo, inaugurato l'8 dicembre del 1995, è stato
realizzato nei vagoni dismessi in uso presso la
stessa ferrovia,
evitando che fossero distrutti. Il suo ideatore, il capostazione Primo
David, ha voluto così ricordare sia le migliaia di cittadini che sono stati
costretti ad abbandonare questi luoghi in cerca di
un futuro che qui non esisteva, sia i carusi che hanno perso la vita in
miniera, sia coloro i quali, a bordo di questi treni, sono stati deportati
presso la Risiera di San Saba a
Trieste,
unico campo di concentramento italiano con annessi forni crematori.
All’interno del secondo vagone una lettera di un ingegnere delle Ferrovie dello
Stato spiega
che i vagoni adibiti al trasporto di Merci e Viaggiatori sono dotati di un
dispositivo di frenaggio, indicato con: M/V (Merci/Viaggiatori) in italiano, ma
G/P (Guterzug/Personenzug) in tedesco. Costruiti nel 1943 a Milano e Reggio
Emilia con buona probabilità i suddetti vagoni, sia per la località e l'anno di
costruzione, che per la sigla G/P che li contraddistingue, sono proprio quelli utilizzati
per la deportazione di prigionieri verso i campi di concentramento tedeschi ed
austriaci e verso la risaia di Trieste, proprio come raccontava l'anziano papà
David.
Ancor prima di leggere
questa lettera, fa uno strano effetto salire a bordo di questi vagoni, sembra di
rivivere pagine di storia lontana e di diventarne per un attimo protagonisti.
E qui di storia ce n’è
davvero parecchia. Non la storia dei libri, ma quella vera, scritta dalle lacrime e dal sudore di chi
ha lavorato questa terra ed è rimasto nelle sue viscere.
Sulle pagine appese alle pareti dei vagoni vecchi aneddoti, proverbi, orari
ferroviari, un vero e proprio spaccato di vita quotidiana.
Alcune storie a firma dello stesso Primo David: "Sono stato particolarmente
colpito ed emozionato nel vedere in uno di questi giardini
[case di emigranti italiani durante un viaggio in Belgio nel 1994]
svettare la nostra bandiera tricolore e leggere sul muro della casa la scritta
in francese: "Je suis Italien" e accanto "Sugnu Sicilianu". ... "Questo
mio contributo va ai milioni di siciliani che hanno contribuito a realizzare un
miracolo economico nel mondo, facendo onore alla madrepatria. W l'Italia."
... "Ricordare è giusto, non dimenticare è un dovere ... !!! " .
Sarà proprio il capostazione a farvi da guida tra vagoni e binari, sarà lui a
raccontarvi della nascita del museo, e dell'immagine della Sicilia affissa
sull'Eurostar [il treno Parigi-Londra che passa sotto la Manica]
con la stazione di Villarosa in primo piano (... una grande emozione, chi c'è
stato sa di cosa parlo ... !!!), di quanto impegno, passione e costanza
sono stati necessari per arrivare sin qui, ma anche di quanti ostacoli, di
quante difficoltà è stato necessario superare. Incoraggia parlare con lui, fa
sembrare che tutto sia possibile, e ke nessun ostacolo sia insormontabile, quasi
fosse stato creato proprio per essere superato e condurre alla meta.
Un vecchio progetto
risalente ad alcuni anni
fa voleva la realizzazione di un Parco Minerario ricadente tra le due
province di Enna e Caltanissetta, che consentisse la visita delle gallerie più
profonde a bordo di un trenino che si addentrasse nelle viscere della terra
(sul modello dei parchi
minerari di Austria, Germania e Polonia, ... per intenderci).
Purtroppo del grandioso progetto avanzato circa un decennio addietro oggi non
c'è traccia, solo alcuni itinerari sono percorribili in trekking. Ci si chiede
come mai tutto ciò che può diventare un motore trainante per l'economia locale,
fonte occupazionale e risorsa per il territorio, si arresta improvvisamente o
scompaia nel nulla, quasi non fosse mai esistito. E' davvero un peccato che di
tutte le buone idee che quest'isola ha sfornato negli ultimi 15 anni almeno il
90% siano rimaste impigliate nelle maglie della burocrazia regionale e
nazionale... !!!
[n.d.a.]
Per
fortuna
non si sono arresi gli abitanti di Villarosa e la visita diventa più
interessante proseguendo verso il centro abitato. Non si può andare via senza
aver visitato il “Museo della Memoria” e ”Villapriolo”, un piccolo centro
contadino che
riproduce fedelmente scene di vita operaia:
la “casa dello zolfataio”, la Miniera Pagliarello, o la
“discenderia mineraria” .
E' necessario prenotare se volete essere sicuri di visitare sia il Museo che gli
ambienti rurali ricostruiti a Villapriolo
Escursioni consigliate in zona:
Riserva Naturale Orientata Campanito-Sambughetti,
Oasi
Fluviale Valle del Morello, Riserva di Monte Altesina,
centro storico di Enna, Parco minerario
Grottacalda-Floristella.
"Maria
Virgillito"
(testo e foto di M. Virgillito - racconti di
Primo David )

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Parco Nazionale delle
Foreste Casentinesi
Anche se usciamo un po' fuori tema, non ho resistito alla tentazione di inserire
alcune foto del viaggio dell'estate 2007, in omaggio ad una persona che ora non
c'è più, che è nata e vissuta in questi luoghi e che per me è stata ed è molto
importante. La nostra meta è stata il Parco Nazionale delle Foreste
Casentinesi, un posto magico, da sogno. Luogo incantato in cui vivono elfi e
folletti, fate e gnomi, numi tutelari dei boschi che vegliano e proteggono tutte le sue creature. E chiunque entri a farne parte, anche solo per un
momento, porterà con sé, parte di questa protezione e di questa magia, ... x
sempre !!! ...
"Simmy Pierotti"
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Guya Trekking 2008: dalla Liguria alla Sicilia lungo il Versante Appenninico,
per ADMO e per la Scienza
Mercoledì 7 Maggio alle 7.00 è partito il Guya Trekking 2008.
Manfredi Salemme ha dato il via ad
una grandiosa avventura, che lo vedrà unico protagonista. Con partenza dalla
tappa n. 41 dell’Alta Via dei Monti Liguri, attraversando i sentieri GEA, E1,
SI, Freedom Trail, Sentiero del Brigante e molti altri ancora, in 3 mesi
percorrerà circa 2000 km che lo porteranno dalla Liguria sino in Sicilia,
attraversando a nuoto lo Stretto di Messina. Tutto questo in nome della
solidarietà e della scienza !!!
Se volete saperne di più vi invito a visitare il blog:
guyatrekking.blogspot.com
e soprattutto a salutare numerosi il suo arrivo in Sicilia a metà luglio. Non
mancate ad Erice i primi di Agosto per riservargli una calorosa accoglienza.
Forza Manfredi, ti aspettiamo ..., un grosso abbraccio da tutti noi !!!
"Lo Staff"

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