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                          Diario delle escursioni                       

"... cercando di fare parlare i fatti, di ricostruire atmosfere, di trasmettere in ciò che scrivevo la realtà di quanto io stesso andavo scoprendo." (Enzo Biagi)

 

 

       Fuoriprogramma

 

 

Natale 2009: Passeggiando per i vicoli di Mineo.

    Mineo è un incantevole paesino situato nell'area del Calatino. Meno conosciuto rispetto alla gemella Caltagirone, non è per questo meno affascinante soprattutto nel periodo natalizio. Ogni anno, da 14 anni a questa parte, nel periodo natalizio i compaesani allestiscono riproduzioni del presepe sparse per i vari angoli della città. E' un'ottima occasione sia per assaporare l'atmosfera natalizia, che per visitarne il centro storico. Appena all'ingresso del paese poco oltre la porta d'accesso alla città è situato un ufficio di informazione turistica. Fatto il biglietto (al modico costo di 2,50 €) è possibile effettuare il giro dell'intero circuito che si snoda per i vicoli di Mineo.

    I Presepi in esposizione sono 13, 10 in concorso e 3 fuori concorso (i vincitori delle passate edizioni: 11°, 12° e 13°). Uno in particolare, il vincitore della scorsa edizione è stato realizzato interamente in sughero, con i pastori fatti a mano (tutti eccetto quelli della natività), per un totale di 3 mesi di lavoro (una media di 15 ore al giorno di lavoro, per montare tutta l'intelaiatura in ferro, ricoprirla poi con il sughero e rifinire il tutto con l'aggiunta del muschio). Un'opera unica che lascia assolutamente senza fiato.

    Anche le altre opere in concorso non sono da meno. Ogni presepe ha una propria particolarità, da quello con il Bambino Gesù che nasce in mezzo all'acqua (come se venisse fuori da una cascata), a quello che oppone la Gerusalemme celeste a quella terrena: da un lato angeli, santi e apostoli (rappresentati dalle 12 colonne del tempio), dall'altro persone comuni intente ai lavori di tutti i giorni.

    Una particolarità presente per il secondo anno è il presepe in arte moderna realizzato da un duo di studenti ispiratisi a De Chirico. Non scappate via se il presepe che vi trovate dinnanzi non rispecchia i canoni della tradizione, ma fermatevi a parlare con i due ragazzi. Scoprirete un simbolismo dimenticato, ormai perso da tempo, dalle coppe che riversano l'acqua in primo piano, alla piazza, anziché luogo di aggregazione, luogo di solitudine per una riflessione sulla propria interiorità (come in De Chirico). I pastori sono rappresentati da manichini stilizzati, il loro numero non è casuale, 4 in primo piano (il numero della Terra), 3 sullo sfondo (il numero perfetto) per un totale di 7 (come i 7 peccati capitali, le 7 virtù teologali,....). Un altro presepe ripropone squarci della Mineo ottocentesca, con la Chiesa di Sant'Agrippina ben riconoscibile sullo sfondo della piazza principale. Sono tanti e non li ho menzionati tutti. Quelli che non ho citato non sono meno interessanti, ma al contrario sono così particolari che meritano di essere visti e descritti proprio per i loro dettagli, per i piccoli squarci di mondo contadino ricostruito e per le persone particolari con cui si ha l'occasione di intrattenersi.

   Mentre si cammina, lungo la strada si incontrano abitazioni, garage, cantine aperte in cui è possibile assaggiare prodotti locali confezionati artigianalmente. La crema di liquore fatta in casa (ha un sapore unico di latte e zucchero diversa da quella prodotta per la grande distribuzione), i cavatieddi al sugo ... di coniglio (per chi fosse vegetariano esistono valide alternative, basta farlo presente), la carne arrostita sulla brace e non possono mancare i ravioli di ricotta, le frittelline, e i cannoli di ricotta, ... buonissimi, ... si sciolgono in bocca.

    Insomma è una delizia per tutti i sensi, e non bisogna dimenticare che data l'occasione chiese e musei inseriti all'interno del circuito sono aperti e visitabili. L'accesso alla casa natale di Luigi Capuana è compreso nel biglietto d'ingresso, è possibile visitare la biblioteca comunale al pian terreno e i locali al primo piano che ospitano gli arredi provenienti dalla casa di Catania.

   Quest'anno, a differenza delle passate edizioni, i presepi sono visitabili l'intero mese di dicembre (eccezion fatta per l'arco temporale che va dal 27 al 31 dicembre, e il 1° gennaio). Personalmente vi consiglio un qualunque giorno della settimana in cui potete gustarvi il paese come se fosse vostro, fermarvi a parlare con la gente che incontrerete per strada e scambiare opinioni, ascoltare storie e offrire suggerimenti, anche se è doveroso precisare che nei giorni di Natale, Santo Stefano e per l'Epifania chi si reca in visita potrà prendere parte alle votazioni per il presepe vincitore della presente edizione, oltre ad assistere alla realizzazione lungo le vie di alcuni quadri animati e dell'intrattenimento sonoro.             (Maria V.)

 

 

 

                                       

 

Il rito del Muzzuni: tra antico e moderno - Alcara (ME) 24 giugno 2008 

Puntuale come ogni anno ad Alcara Li Fusi si ripete la Festa del "Muzzuni", un rito antico di secoli, anzi di millenni. Secondo G. Stazzone è la festa pagana più antica d'Italia, dal grande e magico significato antropologico. Sino agli anni '70 la festa si svolgeva secondo antichi usi rimasti intatti nella memoria e nel cuore degli abitanti di Alcara. La mattina era dedicata alla cerimonia religiosa, il pomeriggio, rientrato il Santo, iniziava, in gran segreto, la preparazione del Muzzuni.  Antichi riti millenari in onore di "Demetra" e "Kore", per ringraziare la prima di aver insegnato agli uomini la coltivazione la terra, la seconda che garantiva il ritorno delle stagioni. Venivano ricordati anche "Dioniso" (a cui era dedicata la contrada Bacco, così chiamata per la ricchezza di vigne) ed "Adone", il dio del Sole. Antichi riti inneggianti al ciclo "vita-morte-vita" della natura, alla fertilità degli uomini e della terra. Un modo antico per onorare la Dea e le divinità pagane. Adesso non è più la stessa cosa. Degli antichi riti poco è rimasto sino ad oggi. Dopo un periodo in cui la celebrazione del Muzzuni ha rischiato di estinguersi, qualcosa è giunto sino a noi. Oggi la festa dura 3 giorni, dal 22 al 24 giugno, ed è organizzata secondo un rigido programma. Non si interrompe più il lavoro dei campi per dedicare l'intera giornata alla sua preparazione, e non si danza più intorno al Muzzuni sino all'alba,  ma diversi quartieri preparano ancora il loro Muzzuni, facendo a gara per chi realizza il più bello, tenendolo segreto sino all'ultimo, quando una delle ragazze, come un'antica sacerdotessa, lo posiziona sull'altarino a lui dedicato.

La festa religiosa inizia il pomeriggio, passata la calura estiva. Verso le 19.00 il Santo esce dalla Chiesa Madre e la testa del Battista viene portata in processione per le vie della città. Terminata la funzione religiosa inizia il "rito pagano". La sera intorno alle 21.00 vengono ultimati gli altarini sui quali viene collocato il Muzzuni preparato in precedenza. Il Muzzuni, una bottiglia dal collo mozzo (con evidenti richiami al Battista) da cui fuoriescono spighe, garofani, lavanda e rametti di rosmarino è decorato con foulard ed oggetti d'oro e diventa un chiaro simbolo fallico offerto alla dea. La parte più importante e significativa dell'allestimento sono i "lavureddi", grano seminato il giorno di Sant'Antonio e fatto crescere al buio per assumere il caratteristico color oro. Richiama alla mente i "Giardini di Adone", realizzati nell'antica Grecia in occasione delle Adonie, simbolo della morte e rinascita del dio e, metaforicamente, del ciclo della vita. Al Muzzuni si accompagna l'esposizione di oggetti appartenuti al mondo contadino ed  esibizioni di gruppi folkloristici che ricordano gli antichi canti protratti sino all'alba, quando ci si scambiavano "motti d'amore" o "di sdegno" attorno al Muzzuni, e si allacciavano amicizie destinate a durare tutta una vita (il comparatico). Per la strada è possibile ascoltare ancora queste vecchie nenie d'amore o d'amicizia.

Accanto alla festa "folkloristica" se vi capita di parlare con qualcuno degli anziani potrete capire ciò che questa rito era, ciò che ha rappresentato e che significa, tuttora, per loro. Glielo leggerete scritto negli occhi, lo ascolterete nei loro racconti, nei motti sussurrati con rispetto e venerazione, quasi col timore che orecchie indiscrete possano udire e profanare qualcosa di sacro. Vi racconteranno di canti e danze sino all'alba, quando sciamata la folla dei visitatori restavano solo loro, gli abitanti di Alcara, come sacri numi tutelari di una magia antica quanto il mondo: la magia dell'amore, la magia della vita e di tutto ciò che è sacro sulla terra.        "Meryluna"

 

 

                                                Alla scoperta dei Riti Pasquali: Enna - la Processione del Venerdì Santo                                

21 Marzo 2008 Venerdì Santo, inizia il nostro viaggio alla scoperta dei riti Pasquali. Incredibile a dirsi, ma sebbene cresciuta a pochi km da Enna non avevo mai assistito alla Processione del Venerdì Santo. La cerimonia si divide in 2 parti: di pomeriggio si assiste alla Processione, cui si aggregano via via tutte le confraternite ennesi (delle 38 originarie ne sono rimaste solo 15), la sera si svolge la solenne Processione in cui tutte le confraternite accompagnano la Madre ed il Cristo Morto al Cimitero.

H: 16.00 Chiesa di S. Lorenzo: Confraternita della Passione. E' una delle più antiche, ed è la prima ad aprire la Processione pomeridiana. Prima di iniziare vengono offerti biscotti e vino ai confrati ed ai presenti. Ore 16: si parte. Strada facendo si uniscono le altre confraternite. Ognuna di esse si contraddistingue x il colore della mantella, x l'emblema e x il posto che occupa nella Processione:

  • Confraternita della Passione: si contraddistingue per la mantella rossa, ha il privilegio di portare i 25 Misteri della Passione, scorta l'Urna del Cristo Morto e sorregge il Baldacchino.

  • Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa (è la più giovane, essendo nata nel 1973): scapolare bordeaux, niente mantella e cappuccio a punta come quello spagnolo.

  • Confraternita di Maria SS. di Valverde: scapolare verde, con essa rivive l'antica società segreta dei cavalieri della Torre.

  • Confraternita del Sacramento: mantella color latte bordata di rosso,

  • Confraternita Maria SS. delle Grazie: mantella di colore rosa pallido.

  • Confraternita di S. Giuseppe: mantella damascata di colore verde oliva, portano la Madonna in occasione della "Paci ", e partecipano alla cerimonia della "Spartenza"  7 giorni dopo.

  • Confraternita di Maria del Rosario: scapolare color panna bordato di nero, è la prima congrega a compiere l'ora di Adorazione.

  • Confraternita di Maria SS Addolorata: scapolare viola, con cuore trafitto da una spada, porta a spalla il simulacro dell'Addolarata durante la Processione del Venerdì Santo. La statua della Madonna, in cartapesta con capelli e denti veri donati da una devota alla sua morte, viene preparata con grande cura e devozione prima dell'inizio della Cerimonia.

  • Confraternita di Maria SS della Visitazione: scapolare azzurro,

  • Confraternita del Sacro Cuore di Gesù: mantella damascata rossa.

  • Confraternita dello Spirito Santo: scapolare color amaranto, effige dello Spirito Santo e guanti verdi, partecipa alla Cerimonia della Spartenza la domenica dopo Pasqua.

  • Confraternita di Maria SS. Immacolata: abitino celeste, riunisce le due confraternite dei Cordigeri e di Sant'Orsola,

  • Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio (o della Buona Morte): mantella  nera con una croce ed un teschio, anticamente era costituita dai nobili che avevano il compito di assistere i condannati a morte.

  • Confraternita di Maria SS. La Nuova: mantella celeste, assisteva i malati di peste, per questo insignita di diverse onorificenze.

  • Confraternita del SS. Salvatore: fondata nel 1261 è la più antica della città. La mantella è gialla con una croce rossa. Discendenti dei Cavalieri di Malta, furono proprio i loro predecessori a portare dalla Terra Santa durante le Crociate, la Spina della Corona di Nostro Signore, portata in processione sotto il Baldacchino. Accompagnano il Cristo Morto al Cimitero e partecipano alla cerimonia della "Paci " e della "Spartenza ". 

Dal Duomo nel tardo pomeriggio, dopo le 19, parte la solenne processione. Tutta la cerimonia è organizzata come se fosse un corteo funebre, anche la banda suona marce funebri, e l'atmosfera mesta è riempita di un silenzio insolito per le celebrazioni religiose siciliane, carico di parole e di rispetto. I simulacri, posti su sostegni in legno, sono sorretti da centinaia di portatori. Sembra di assistere ad un ballo, quasi un valzer cadenzato dal suono della banda che li accompagna in un'atmosfera mistica, quasi irreale. Giunti al cimitero sotto l'arco dell'ex Chiesa dei Cappuccini i confrati sollevano la visiera. E' questa un'antica usanza derivante dai moti carbonari ! Durante il Risorgimento i patrioti si infiltravano nella processione per giungere nella zona nobiliare, nella parte alta della città. I borbonici imposero, quindi, che il ritorno dovesse avvenire a volto scoperto. Gli unici che potevano svolgere sia l'andata che il ritorno a volto scoperto erano i Confrati del SS. Salvatore. I patrioti, infatti, non avevano bisogno di confondersi tra le loro file, ... si nascondevano sotto l'Urna del Cristo Morto ... !!!

Giunti al cimitero viene impartita la benedizione. La Processione si avvia verso la sua fase conclusiva. Le confraternite si posizionano nello stesso ordine dell'andata. Apre il ritorno la confraternita della Passione, chiudono la Confraternita del SS. Salvatore e dell'Addolorata che riportano i simulacri della Madre e del Figlio nelle rispettive Chiese di appartenenza. Molto bella l'entrata in Duomo dei due simulacri. I portatori devono eseguire delle manovre molto particolari per posizionare le vare in modo da permetterne l'ingresso in Cattedrale. ... 

La processione si ripete inalterata da centinaia di anni, seconda nel mondo solo a quella di Siviglia. La Processione fu sospesa solamente durante il '600 a causa dall'Inquisizione Spagnola, e durante la I e la II guerra mondiale. Alcune delle confraternite furono vietate dopo l'Unità d'Italia, ma furono ricostituite subito dopo. Se siete da queste parti fermatevi a vederla, sembra che l'intera città sia stata concepita per questa occasione.  Per una settimana un'antica storia riprende vita tra le strette e suggestive strade medievali del centro storico di Enna. Un'emozione unica, indescrivibile, l'unico modo per comprenderla è viverla ... !!!   (dopo una piacevole chiacchierata con i confrati della Passione, dell'Addolorata e del SS. Salvatore - by Meryluna)

 

 

 

Agrigento tra gli Archi di Pane e le Macalube - Diario di un'escursione

 

Pasquetta ore 8.30 del mattino, ... ce l'abbiamo fatta, tra sbadigli e sveglie rotte siamo tutti in macchina pronti a partire. Un po' indecisi sulla meta partiamo alla volta di San Biagio Platani. C'è parecchia strada da Catania, almeno 190 km, e superato un breve tratto d'autostrada si procede su statali e provinciali. ... Non arriveremo più, pensiamo, ma ci proviamo, male che vada ci fermeremo prima. Mai avremmo immaginato che giornata avremmo vissuto. 1° tratto tutto ok, lasciamo la Catania Palermo e proseguiamo per Caltanissetta. Ci trae in inganno il cartello "Gela - Agrigento" e sbagliamo strada. La deviazione ci permette di costeggiare una riserva di cui ignoravamo l'esistenza. Il ruscello fiancheggia la strada che stiamo percorrendo. Sarà la meta di un prossimo viaggio. Torniamo a CL e incontriamo una coppia gentilissima, che ci fornisce le indicazioni necessarie per raggiungere San Biagio, ... e augurandoci buona fortuna (c'è parecchia strada....) ci accompagnano sino all'imbocco della SS 640. Il loro incoraggiamento ci lascia perplessi, ... non saremo stati un po' azzardati? Riusciremo ad arrivarci, o è troppo per una sola giornata di viaggio? Decidiamo comunque di proseguire, ci ha incuriosito il racconto degli Archi di Pane, abbiamo visto un documentario in TV e vogliamo saperne di più. Pare che la città venga decorata con il pane, lavorato in tutte le forme e in tutte le dimensioni, fino a costruire delle ardite opere architettoniche, sarà vero, o sono le solite esagerazioni? Continuiamo la strada. Sono ormai le 11 e la levataccia ci ha messo appetito. Il panorama è incantevole. Dovunque giriamo lo sguardo ci sono campi di grano e colline verdeggianti. La primavera è il periodo migliore per muoversi in Sicilia, è tutto un gioco di colori. Il verde dei prati si alterna alle macchie colorate dei cespugli e dei fiori, non resistiamo al richiamo. Trovato uno spiazzo posteggiamo l'auto e scendiamo. Consumiamo un panino sdraiati sull'erba, il vento tra i capelli e il sole che ci accarezza le guance. 1 costone roccioso di fronte a noi completa il panorama. Godiamo a pieno di questi momenti di incanto, sembra che il mondo si sia fermato e che non esista più niente all'infuori di noi. L'odore dell'erba nelle narici è forte e penetrante. Ci guardiamo ancora una volta intorno e risaliamo in macchina, ... la nostra cucciola abbaia festosa. Ancora mezz'ora e siamo arrivati. Posteggiamo la macchina e scendiamo. Una graziosa stradina lastricata a ciottoli ci accoglie con calore e simpatia. Ci avviamo verso il centro del paese e di fronte a noi si ergono, maestosi, gli Archi di Pasqua. La loro fama è assolutamente meritata. E' un tripudio di gioia e festa per gli occhi ed il cuore. Le spighe,  i chicchi di grano, i pani colorati, ... tutto mette allegria. Per Pasqua gli abitanti costruiscono gli archi con il pane, intrecciando canne di bambù, fiori, foglie e tutto quanto offre la terra. Una festa della fertilità, per festeggiare il ritorno della bella stagione sulla terra e per propiziare la prosperità dei campi. Tutta la via principale è adornata, i due ingressi sono decorati con maestosi archi che ricordano la facciata di una cattedrale gotica, sormontata da cupole arabeggianti. La sera ci sarà festa. Si accenderanno tenue luci sui candelieri fatti di chicchi di grano e pasta, e tutto odorerà di un'atmosfera ammaliante e suggestiva. Ma non abbiamo tempo per restare. Dobbiamo tornare, ma è ancora presto, c'è tempo per un'altra sosta. Torniamo indietro e raggiungiamo Aragona. Un'indicazione colpisce la nostra attenzione: Macalube, siamo li a due passi, che stiamo aspettando? E girata la macchina proseguiamo per il Deserto delle Macalube. Arrivati sul posto siamo accolti dal rumore del vento. Un rombo sordo che riecheggia nelle nostre orecchie, accompagnato dai boati della terra. Le Macalube (dall'arabo maq-lube, ribaltamenti) sono dei piccoli conetti formati da fango e acqua spinti in superficie dalla pressione di una vena di metano situata a 3-6 km di profondità. Continuiamo a camminare, entriamo nella riserva e finalmente le vediamo. Che impressione. Pozze di fango e acqua, coni vulcanici che niente hanno a che vedere con il vulcanesimo e sotto di noi il gorgogliare della terra. Non non c'è odore di zolfo nell'aria, e il fango è freddo. Sembra strano, somiglia a quello di Vulcano, ma il fenomeno che li origina è completamento diverso. Sulla nostra destra una parte della riserva presenta il terreno spaccato e "raggrinzito". Ci spiegano i custodi, nonché proprietari del luogo, che ha già iniziato a ribaltarsi. Quando tutta la zona si ribalta assume quella forma, la terra inizia a gonfiarsi e scaglia in alto getti di acqua e fango sino a 40-50 metri di altezza. Di solito il fenomeno si verifica di notte ogni 7 anni. L'ultimo è avvenuto nel 2005. Racconta la leggenda:  "... qui un tempo sorgeva il villaggio di Cartagine. Una notte durante una cerimonia religiosa alcuni fedeli portarono in processione un cane. Ciò offese la divinità che fece rigurgitare fango e acqua alla terra, seppellendo il villaggio. Ogni 7 anni a mezzanotte il villaggio riappare li dove ci sono gli "Occhi delle Macalube" ed è possibile fare acquisti tra le bancarelle in mezzo agli abitanti in festa. I forestieri vedranno tramutarsi in oro tutto ciò che hanno acquistato, ma se si volteranno indietro per dare un ultimo sguardo al villaggio questo scomparirà e al suo posto riappariranno le Macalube ... "      "I Fantastici Quattro"                                                                           

 

 

Modica: Eurococholate 2007

 

17 Marzo 2007: Notte Bianca all'Eurochocolate. Quest'anno ci siamo anche noi !!!! .... Finalmente, .... ogni anno saltiamo l'appuntamento, ma stavolta ce l'abbiamo fatta !!!!! ... Arriviamo in mattinata e ci sistemiamo in un B&B a Modica Alta. Giriamo un po' per i vicoli deserti (sono tutti impegnati con i preparativi della festa a Modica Bassa), poi decidiamo di fare un salto a Donnalucata, dove si sta svolgendo la Sagra della Seppia e la Cavalcata di San Giuseppe. Assistiamo alla sfilata e assaggiamo alcune delle specialità locali, ... valeva la pena di fare questa piccola deviazione... Tornati a Modica ci prepariamo per la sera. La città appare completamente trasformata. Bancarelle, stand, guide, assaggi, i ragazzi dell'artistico che realizzano piccoli capolavori scultorei di cioccolata, gruppi rock e televisioni locali che animano la serata. Ne approfittiamo per girare tra i vicoli e le stradine meno frequentate. La città ha tutto un altro aspetto di notte alla luce dei lampioni. Sembra di tornare indietro nei secoli ... Ci affacciamo ad un balcone ed assistiamo allo spettacolo offerto da Modica di notte. Sono già le 4 e dobbiamo ancora rientrare, rigorosamente a piedi, al nostro B&B. Meglio sbrigarsi, domani ci aspetta la splendida Cattedrale di San Giorgio e non vogliamo rimandare l'appuntamento.... Buona Notte .... ! ! !

p.s. non fatevi ingannare dalle distanze e non scoraggiatevi se vi vien detto che c'è parecchia distanza tra Modica Alta e Modica Bassa. In realtà è una passeggiata di un quarto d'ora e vale la pena tuffarsi tra i suoi vicoli illuminati ed assaporare al meglio la magica atmosfera di questa città incantata ...        "Meryluna"

 

 

25/07/1988 - Etna: un mondo incanto

 

"Vivo a Catania da sempre. Le gite sull'Etna fanno parte del nostro patrimonio familiare. La neve, le corse in mezzo agli alberi, le more raccolte sui muretti accanto al monastero (... quando ancora ne crescevano!). Per me l'Etna era questo, quasi una di famiglia. 1 anno 1 viaggio scolastico sulle Dolomiti mi fece scoprire la montagna. Arrampicarsi come stambecchi su sentieri che consentivano a stento il passaggio di una persona, godere della pioggia sul viso e dell'odore di terra bagnata, lo scroscio di una cascata proveniente da un punto non bene identificato e finalmente raggiungere la meta. Si partiva all'alba, si rientrava nel primo pomeriggio, 7 giorni incantati. Peccato, pensavo, che da noi non ci sia nulla di simile. Un giorno mi arriva una telefonata. Le stesse persone con cui ero stata sulle Dolomiti mi invitano a vedere l'alba sull'Etna. Ok, dico, non sarà la stessa cosa, penso, ma mi mancava il cielo stellato della montagna e avevo voglia di rivederlo. Che sorprese poteva mai offrirmi l'Etna su cui salivo da sempre? E così una sera di luglio ci si incontra al Sapienza. Siamo partiti dopo la mezzanotte guidati da un signore dall'età indecifrabile conoscitore delle montagne di tutta l'Italia (e non è 1'esagerazione). Percorriamo il vecchio sentiero dei gipponi. Arriviamo a Torre del Filosofo dopo 3 ore di cammino. Avevamo lasciato 40° e c'era un freddo, a 3000 metri, inimmaginabile per una calda sera d'estate. Un plaid sotto la schiena, una coperta addosso e ci siamo addormentati su uno spuntone di roccia sotto la volta stellata più bella che io abbia mai visto. Le stelle erano tantissime a grappoli, sembravano così vicine che bastasse allungare una mano per raccoglierle. Cullati dal vento in quella notte senza luna ci siamo addormentati quasi subito. L'indomani all'alba, dopo aver assistito al sorgere del sole, ci preparavamo per scendere. Quale fu il nostro stupore quando il nostro capogruppo invece di farci tornare indietro da dove eravamo venuti ci fece scendere dalla piattaforma rocciosa su cui avevamo dormito. Ci disse di "saltare", letteralmente, dentro la Valle del Bove. E qui iniziò la nostra avventura. Cosa poteva mai esserci la dentro, solo lava, pensavo, e non sapevo quanto mi sbagliavo. La discesa fu particolarmente divertente. Il terreno costituito da quel pietrisco lavico sottilissimo e particolarmente scivoloso sembrava difficile da percorrere. 1 passo avanti e 3 indietro, invece una volta fatta l'abitudine insieme agli altri ragazzi abbiamo risalito e ridisceso l'avvallamento un paio di volte per aiutare chi era rimasto più indietro, e siccome nessuno aveva bisogno di aiuto, cominciammo a prenderci gusto a salire e scendere a velocità sempre più alta. Continuammo a camminare dentro la Valle del Bove. Ne avevo sempre sentito parlare, ma non l'avevo mai vista, immaginavo fosse un enorme pentolone che raccoglieva lava in ebollizione, un luogo assolutamente pericoloso in cui era impossibile addentrarsi. E invece mi ritrovo davanti aree dalla vegetazione rigogliosa, camminiamo in mezzo all'erba, c'è perfino una costruzione. Vengo a sapere poi che si tratta del Rifugio Menza. Troviamo un ricovero per animali con una piccola pozza d'acqua. Ci viene sconsigliato di bere. Poco più avanti un bosco. E' il Vallone dei Faggi. Un luogo incantevole. Trovo un albero che sembrava fatto apposta per me. Le radici avevano scavato un avvallamento nel terreno a forma di amaca. Mi sono sdraiata tra le sue radici, e per la prima volta in vita mia, mi sono sentita veramente protetta. Il fruscio degli alberi sopra di me, l'odore dell'acqua e i profumi dell'estate non facevano sentire né caldo, né alcuna forma di stanchezza. Eravamo in un luogo incantato. Nessuno voleva andar via. A malincuore ci siamo rimessi in cammino, diretti verso l'Acquarocca e verso la fine della nostra avventura. Quando mi sono ritirata a casa quella mattina, non camminavo, volavo. La mia testa, il mio cuore erano rimasti in quei luoghi. Sentivo ancora il rumore del vento ed ero ancora sdraiata tra le grosse radici del faggio. Quell'Etna che credevo di conoscere da sempre mi era, invece, assolutamente sconosciuta. Sono passati quasi 20 anni da allora e ancora oggi ogni volta che salgo lassù scopro sentieri nuovi e grotte, paesaggi e luoghi mai visti prima"...                  "M. L. Trovato"

 

Un'oasi incantata: la Riserva di Fiumefreddo - Estate 2007

Una luogo fantastico. Mare, sole ed un piccolo ruscello personale, questo è Fiumefreddo di Sicilia. Una lunga spiaggia di ciottoli lambita dal mare frequentata da centinaia di persone, il tutto incastonato in un fresco boschetto. Mai come quest'anno avevo visto il fiume tagliare la spiaggia e stravolgerne completamente il paesaggio. E' bello vedere i bambini giocare in quelle fredde acque, e lasciarsi trasportare dalla corrente sino al mare. Se ci si inoltra un po' verso l'interno si abbandona la confusione della spiaggia e si giunge in un luogo tanto fantastico quanto irreale. Sembra un'oasi nel deserto, uno di quei  luoghi visti nei film. Si intravede il fiume in mezzo alla vegetazione circondato da papiri, canne e ortiche selvatiche (occhio a non pungervi, farà anche bene ai reumatismi, ma sono particolarmente urticanti ... ).  Sensazioni differenti si affollano alla mente, è come se due mondi diversi entrassero in contatto, l'odore del mare si miscela con quello del fiume ... e si inizia a sognare ...  Se non ci siete mai stati vi consiglio di farci una capatina. Se ci siete già stati potete tornarci ancora una volta e guardare un luogo conosciuto come se non l'aveste mai visto prima. Ne vale la pena!!      "I Fantastici 4"

 

 

I Laghetti di Marinello - Settembre 2007

 

Nel 2007 è stata istituita una nuova riserva quella dei laghetti di Marinello in provincia di Messina. Grazie a questa iniziativa la località ha riacquistato la sua naturalità ed è possibile trovare un'oasi di pace e silenzio di rara e selvaggia bellezza a due passi dalla città. I laghetti di Marinello sono quelle splendide oasi blu che è possibile ammirare dall'alto di Tindari, dal piazzale antistante il Santuario. Raggiungerli non è difficile, basta seguire la segnaletica per Oliveri. Se avete un po' di pazienza e spirito di osservazione potete soffermarvi a guardare simpatici volatili che si cimentano in ardite esibizioni sull'acqua, o ammirare i riflessi del sole sulla superficie increspata, sentendovi come se foste gli unici esseri al mondo a percorrere questi lidi. Poche centinaia di metri oltre l'inizio della riserva si apre una piccola baia naturale di assoluta bellezza. Non soffia il vento e un soffice tepore vi scalderà, mentre le colorazioni azzurre-bluastre dell'acqua saranno così invitanti da rendere impossibile resistere alla tentazione di un bagno. Non si sentono rumori il vento li porta lontani e sarà lui il solo a parlarvi in questa mattinata incantata. ...    "Tuscany"

 

 

Per l'Epifania anche noi, come i Re Magi, ci siamo recati a visitare la Grotta in cui è nato il Bambino Gesù, o meglio, una delle sue ricostruzioni, quella di Custonaci. Alle pendici del Monte Cofano si apre la Grotta Scurati (o Mangiapane, dal nome della famiglia che la abitò sino alla metà del secolo scorso e che costruì il Baglio antistante). L'ambientazione è magica e la ricostruzione ancora di più. Sembra di fare un viaggio nel tempo. Gli oggetti, i manufatti, le case del XIX secolo riprendono vita. Antichi suoni, odori e sapori si diffondono nell'aria e gli abitanti ricreano un'atmosfera magica e dimenticata, coinvolgendo nei loro ruoli anche gli spettatori.

La nostra visita non finisce qui. La provincia di Trapani è affascinante e offre numerosi spunti ai curiosi viaggiatori. E' d'obbligo una visita alle Saline e al Museo del Sale a Trapani. Il giro in barca sino all'Isola di Mozia offre ottimi spunti agli appassionati di fotografia, e se la stagione lo permette, è possibile visitare tutte le Isole dello Stagnone e la Strada Sommersa. Sulla via del ritorno Erice fa l'occhiolino dall'alto della montagna.

E' ormai sera quando rientriamo soddisfatti al nostro B&B. Ci attende la Signora Rosetta, dolcissima e preparata, nostra consulente escursionistica e fonte di prezioso materiale. Si respira una calda atmosfera natalizia. Una cena improvvisata con pane e panelle, sfinci e cannoli di ricotta incornicia questo piacevole e atteso momento di relax.

Domenica mattina il vento si è calmato, la giornata è ideale per un'escursione alla Riserva dello Zingaro. Incantevole il panorama. E' il periodo migliore per godere la natura selvaggia del luogo. Una capatina alla Grotta preistorica dell'Uzzo e una visita alle cale di San Vito Lo Capo pongono fine a questi tre giorni incantevoli di relax fuori dal mondo.       "Meryluna"             

 

 

 

Si è conclusa da poco l'XI edizione del Festival del Cous-Cous a San Vito Lo Capo. Penso sia doveroso menzionarlo, perché a dispetto del nome, non si tratta solo di una manifestazione culinaria, volta ad esaltare le tradizioni enogastronomiche locali, ma è soprattutto un festival di cultura internazionale. Artisti provenienti da diversi paesi si sono incontrati nei vari stand per dare prova della loro abilità, ma soprattutto si sono incontrati sul palco, animando per un intero fine settimana, le serate con spettacoli di elevato livello artistico e culturale. Culture maghrebina, senegalese, italiana, siciliana, cubana hanno dato vita a momenti di vera poesia,  seguiti con attenzione e passione dal pubblico presente. Vi consiglio il prossimo anno di prendere parte alla "Sagra del Cous-Cous" (così viene chiamato usando un termine molto riduttivo) a San Vito. Si respira un'atmosfera da bazar orientale in cui ciascun essere umano può arricchirsi delle esperienze portate da culture e mondi così diversi, ma in fin dei conti, neanche troppo lontani tra di loro.

 

Un'escursione fuori porta: Scalinata dei Turchi e la la Riserva Foce del Fiume Platani

 

1° maggio 2008, l'occasione per un'escursione fuori porta, ... Ci siam lasciati prendere la mano, ed eccoci giunti nell'agrigentino. La giornata di sole, il venticello lieve invogliano ad una gita sul mare, scendiamo in spiaggia, e ci "arrampichiamo" sulla famosa Scalinata dei Turchi.

Il nome deriva da Scaleo, porto. Questo luogo era infatti un'importante stazione commerciale saracena, da cui i "pirati" partivano per le loro leggendarie incursioni. In lontananza Capo Rossello e gli "Scogghi du zitu e da zita", ... che sembrano toccarsi, con la loro romantica e triste leggenda.

Nel pomeriggio non può mancare una passeggiata immersi nella lussureggiante natura della Riserva Naturale "Foce del Fiume Platani". L'ingresso da Borgo Bonsignore, in località Ribera, permette di raggiungere agevolmente la spiaggia e la foce del fiume e di vedere in lontananza il promontorio di Capo Bianco, con le sue suggestive vedute.

Siamo ancora in tempo per visitare l'area archeologica di Eraclea Minoa (l'ingresso chiude un'ora prima del tramonto). La città costruita sulle rive del fiume Halicos (il Platani) è legata alla leggendaria figura del re Minosee.

Si è fatta sera, il teatro chiude, l'imbrunire ci avvolge.

Possiamo finalmente tornare a casa, con negli occhi la bellezza dei luoghi visitati e nei polmoni gli odori della campagna agrigentina e i profumi di questa magnifica primavera.   "Meryluna"

 

 

 

Passeggiando per i vicoli di Catania - 27 giugno 2008

Vivo a Catania da più di 30 anni, amo girarla come se fossi una turista. Con un paio di scarpe comode ai piedi ed una macchina fotografica mi avvio per i vicoli di una città che nasconde mille misteri.

E' la volta di Emilio Greco, artista di fama internazionale, nato a Catania nel 1913, morto a Roma nel 1995, uno dei più grandi scultori del '900, ... anzi da catanese lasciatemi dire: il più grande scultore del '900. Mi inoltro nelle strade in cui è cresciuto e non una targa, non un pensiero ricordano che qui nacque e visse un grande artista contemporaneo nostro concittadino. Decido di visitare il Museo Emilio Greco, in Piazza San Francesco d'Assisi, ma lo trovo chiuso. Per non sprecare la mattinata decido di fare un salto alla "Casa Museo Vincenzo Bellini", proprio di fronte. E' stata istituita nel luogo in cui Vincenzo Bellini nacque e visse fino all'età di sedici anni. Lo scorso anno, tra marzo ed aprile, sono venuta a scattare delle foto, ma era chiusa per restauri. Finalmente i restauri sono finiti e posso visitarla di nuovo!

La prima volta che ci sono entrata è stato nel lontano '94 o '95. Ricordo che mi ha colpito molto vedere quelle stanze piene di cimeli di famiglia, di spartiti musicali "autografi" dello stesso Bellini, di vetrinette e librerie piene di oggetti quotidiani, e la spinetta su cui imparò a suonare, la maschera funeraria, corredata dal mistero che aleggia, tuttora, intorno alla sua morte e le mura in nuda pietra. Sembrava che la casa fosse viva e che parlasse del genio che vi aveva abitato e vissuto.

Entro oggi e mi trovo di fronte un corridoio intonacato di fresco. Uno spesso strato di intonaco giallognolo ha ricoperto la nuda pietra ed ha trasformato una casa ottocentesca in un appartamentino moderno. Nelle stanze non più gli oggetti di tutti i giorni, gli spartiti ed il mistero aleggiante intorno al musicista, ma quattro pianoforti ed un ritratto del Bellini appeso all'ingresso. Che fine hanno fatto, mi chiedo, gli oggetti che erano esposti qui dentro? In quale abitazione privata sono finiti? Delle mura originarie è rimasta solo una parete a testimoniare ciò che un tempo il luogo doveva essere.

Ormai il danno è stato fatto! Non è la prima volta che succede! Da parte mia quando un museo o un monumento viene chiuso per restauro mi domando quanto di quello che esisteva in quel luogo ci sarà ancora al termine dei lavori !!!   "Simmy Pierotti"

 

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Visita al Treno Museo di Villarosa (domenica 29 marzo 2009)

 

Nei pressi del centro abitato di Villarosa a 12km circa dall’uscita per Enna si trova l’omonima stazione ferroviaria presso la quale è stato allestito un Treno Museo della civiltà contadina e mineraria, unico nel suo genere. Il museo, inaugurato l'8 dicembre del 1995, è stato realizzato nei vagoni dismessi in uso presso la stessa ferrovia, evitando che fossero distrutti. Il suo ideatore, il capostazione Primo David, ha voluto così ricordare sia le migliaia di cittadini che sono stati costretti ad abbandonare questi luoghi in cerca di un futuro che qui non esisteva, sia i carusi che hanno perso la vita in miniera, sia coloro i quali, a bordo di questi treni, sono stati deportati presso la Risiera di San Saba a Trieste, unico campo di concentramento italiano con annessi forni crematori.

All’interno del secondo vagone una lettera di un ingegnere delle Ferrovie dello Stato spiega che i vagoni adibiti al trasporto di Merci e Viaggiatori sono dotati di un dispositivo di frenaggio, indicato con: M/V (Merci/Viaggiatori) in italiano, ma G/P (Guterzug/Personenzug) in tedesco. Costruiti nel 1943 a Milano e Reggio Emilia con buona probabilità i suddetti vagoni, sia per la località e l'anno di costruzione, che per la sigla G/P che li contraddistingue, sono proprio quelli utilizzati per la deportazione di prigionieri verso i campi di concentramento tedeschi ed austriaci e verso la risaia di Trieste, proprio come raccontava l'anziano papà David.

Ancor prima di leggere questa lettera, fa uno strano effetto salire a bordo di questi vagoni, sembra di rivivere pagine di storia lontana e di diventarne per un attimo protagonisti.

E qui di storia ce n’è davvero parecchia. Non la storia dei libri, ma quella vera, scritta dalle lacrime e dal sudore di chi ha lavorato questa terra ed è rimasto nelle sue viscere.   

Sulle pagine appese alle pareti dei vagoni vecchi aneddoti, proverbi, orari ferroviari, un vero e proprio spaccato di vita quotidiana.

Alcune storie a firma dello stesso Primo David: "Sono stato particolarmente colpito ed emozionato nel vedere in uno di questi giardini [case di emigranti italiani durante un viaggio in Belgio nel 1994] svettare la nostra bandiera tricolore e leggere sul muro della casa la scritta in francese: "Je suis Italien" e accanto "Sugnu Sicilianu". ... "Questo mio contributo va ai milioni di siciliani che hanno contribuito a realizzare un miracolo economico nel mondo, facendo onore alla madrepatria. W l'Italia." ...  "Ricordare è giusto, non dimenticare è un dovere ... !!! " .

Sarà proprio il capostazione a farvi da guida tra vagoni e binari, sarà lui a raccontarvi della nascita del museo,  e dell'immagine della Sicilia affissa sull'Eurostar [il treno Parigi-Londra che passa sotto la Manica] con la stazione di Villarosa in primo piano (... una grande emozione, chi c'è stato sa di cosa parlo ... !!!),  di quanto impegno, passione e costanza sono stati necessari per arrivare sin qui, ma anche di quanti ostacoli, di quante difficoltà è stato necessario superare. Incoraggia parlare con lui, fa sembrare che tutto sia possibile, e ke nessun ostacolo sia insormontabile, quasi fosse stato creato proprio per essere superato e condurre alla meta.

 

Un vecchio progetto risalente ad alcuni anni fa voleva la realizzazione di un Parco Minerario  ricadente tra le due province di Enna e Caltanissetta, che consentisse la visita delle gallerie più profonde a bordo di un trenino che si addentrasse nelle viscere della terra (sul modello dei parchi minerari di Austria, Germania e Polonia, ... per intenderci).

Purtroppo del grandioso progetto avanzato circa un decennio addietro oggi non c'è traccia, solo alcuni itinerari sono percorribili in trekking. Ci si chiede come mai tutto ciò che può diventare un motore trainante per l'economia locale, fonte occupazionale e risorsa per il territorio, si arresta improvvisamente o scompaia nel nulla, quasi non fosse mai esistito. E' davvero un peccato che di tutte le buone idee che quest'isola ha sfornato negli ultimi 15 anni almeno il 90% siano rimaste impigliate nelle maglie della burocrazia regionale e nazionale... !!!   [n.d.a.]

Per fortuna non si sono arresi gli abitanti di Villarosa e la visita diventa più interessante proseguendo verso il centro abitato. Non si può andare via senza aver visitato il “Museo della Memoria” e ”Villapriolo”, un piccolo centro contadino che riproduce fedelmente scene di vita operaia: la “casa dello zolfataio”, la Miniera Pagliarello, o la “discenderia mineraria” . E' necessario prenotare se volete essere sicuri di visitare sia il Museo che gli ambienti rurali ricostruiti a Villapriolo

 

Escursioni consigliate in zona: Riserva Naturale Orientata Campanito-Sambughetti, Oasi Fluviale Valle del Morello, Riserva di Monte Altesina, centro storico di Enna, Parco minerario Grottacalda-Floristella.   "Maria Virgillito"

 

(testo e foto di M. Virgillito - racconti di Primo David )

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Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

 

Anche se usciamo un po' fuori tema, non ho resistito alla tentazione di inserire alcune foto del viaggio dell'estate 2007, in omaggio ad una persona che ora non c'è più, che è nata e vissuta in questi luoghi e che per me è stata ed è molto importante. La nostra meta è stata il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un posto magico, da sogno. Luogo incantato in cui vivono elfi e folletti, fate e gnomi, numi tutelari dei boschi che vegliano e proteggono tutte le sue creature. E chiunque entri a farne parte, anche solo per un momento, porterà con sé, parte di questa protezione e di questa magia, ... x sempre !!! ...   "Simmy Pierotti"

 

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Guya Trekking 2008: dalla Liguria alla Sicilia lungo il Versante Appenninico, per ADMO e per la Scienza

Mercoledì 7 Maggio alle 7.00 è partito il Guya Trekking 2008. Manfredi Salemme ha dato il via ad una grandiosa avventura, che lo vedrà unico protagonista. Con partenza dalla tappa n. 41 dell’Alta Via dei Monti Liguri, attraversando i sentieri GEA, E1, SI, Freedom Trail, Sentiero del Brigante e molti altri ancora, in 3 mesi percorrerà circa 2000 km che lo porteranno dalla Liguria sino in Sicilia, attraversando a nuoto lo Stretto di Messina. Tutto questo in nome della solidarietà e della scienza !!!

Se volete saperne di più vi invito a visitare il blog: guyatrekking.blogspot.com e soprattutto a salutare numerosi il suo arrivo in Sicilia a metà luglio. Non mancate ad Erice i primi di Agosto per riservargli una calorosa accoglienza.

Forza Manfredi, ti aspettiamo ..., un grosso abbraccio da tutti noi !!!       "Lo Staff"

 

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WebMaster Virgillito Maria.
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Ultimo aggiornamento: 05-05-11.